Dal 1° gennaio 2026 entra in vigore il D.Lgs. 184/2025, noto come Codice degli Incentivi, una riforma organica destinata a cambiare profondamente il modo in cui le imprese italiane accedono alle agevolazioni pubbliche.
L’obiettivo del legislatore è chiaro: superare la frammentazione normativa, ridurre l’incertezza dei bandi e creare un sistema più trasparente, digitale e programmabile.
Per le aziende, tuttavia, il nuovo Codice non rappresenta solo una semplificazione amministrativa. È soprattutto un cambio di paradigma, che richiede maggiore consapevolezza strategica, capacità di pianificazione e un presidio costante degli aspetti fiscali, finanziari e di governance.
In questo contesto, una consulenza strutturata diventa centrale per trasformare le misure previste dal Codice in leve di crescita reale.
Una riforma che unifica e razionalizza
Il Codice degli Incentivi introduce una disciplina generale unica per la maggior parte degli aiuti alle imprese, superando il sistema precedente basato su norme settoriali e bandi eterogenei.
Rientrano nel nuovo perimetro contributi a fondo perduto, finanziamenti agevolati, garanzie pubbliche e interventi nel capitale di rischio, mentre restano esclusi gli incentivi automatici.
Per le imprese, questo significa poter contare su un quadro normativo più stabile e prevedibile, ma anche dover operare all’interno di regole più rigorose e standardizzate, con controlli rafforzati lungo tutto il ciclo di vita dell’agevolazione.
Digitalizzazione e piattaforma unica: meno burocrazia, più responsabilità
Uno degli elementi più innovativi del Codice è la digitalizzazione integrale del sistema, con la nascita della piattaforma unica Incentivi.gov.it, integrata nel Registro Nazionale degli Aiuti (RNA).
L’accesso agli incentivi sarà centralizzato, con documentazione precompilata, tracciabilità delle domande e interoperabilità tra le banche dati della Pubblica Amministrazione.
Questo approccio riduce il rischio di errori formali, ma aumenta la responsabilità delle imprese in termini di coerenza dei dati, rispetto dei vincoli e monitoraggio degli investimenti nel tempo. La valutazione non sarà più solo ex ante, ma anche in itinere ed ex post.
Bandi standardizzati e minore rischio di contenzioso
Il Codice introduce l’obbligo del “bando-tipo”, definito dal MIMIT, che uniforma criteri di accesso, cumulabilità delle agevolazioni, cause di revoca e modalità di controllo.
Per le imprese si riduce l’incertezza interpretativa, ma diventa essenziale comprendere a fondo i meccanismi di funzionamento delle misure e le condizioni che possono portare alla perdita del beneficio.
In questo scenario, la nostra consulenza non si limita alla presentazione della domanda, ma si estende alla strutturazione preventiva del progetto, alla verifica di sostenibilità finanziaria e alla gestione dei vincoli nel medio-lungo periodo.
PMI al centro, ma con criteri di premialità sempre più selettivi
Il legislatore ha voluto tutelare le imprese di minori dimensioni stabilendo che almeno il 60% delle risorse di ogni incentivo sia riservato alle PMI, con una quota specifica del 25% destinata a micro e piccole imprese. Tuttavia, l’accesso alle agevolazioni non dipenderà più solo dai requisiti dimensionali o dagli investimenti proposti, ma anche dalla qualità complessiva dell’impresa sotto il profilo organizzativo, etico e sociale.
In questo quadro assumono rilievo specifici criteri di premialità.
- Rating di Legalità: attraverso l’iscrizione nell’elenco delle imprese etiche, consente di ottenere punteggi aggiuntivi nelle graduatorie.
- Certificazione per la Parità di Genere UNI/PdR 125:2022: diventa un elemento preferenziale, garantendo priorità di accesso ai fondi.
- Politiche di inclusione lavorativa, come l’assunzione di giovani, donne o persone con disabilità, possono determinare un incremento dell’intensità dell’aiuto.
- Misure di welfare a sostegno della natalità e della genitorialità: entrano tra gli elementi di valutazione qualitativa dei progetti.
Ne deriva un messaggio chiaro: governance, compliance e politiche ESG non sono più aspetti accessori, ma fattori determinanti per migliorare l’accesso alle risorse pubbliche e rafforzare il posizionamento competitivo dell’impresa nel nuovo sistema degli incentivi
Misure anti-delocalizzazione: incentivi e responsabilità
Il Codice rafforza in modo significativo le misure anti-delocalizzazione. Le imprese che trasferiscono l’attività fuori dai siti agevolati prima del termine dei vincoli incorrono nella revoca totale del beneficio, con restituzione delle somme maggiorate di interessi e sanzioni.
Questo aspetto impone una valutazione strategica preventiva: accedere agli incentivi significa assumere impegni di lungo periodo, che devono essere coerenti con i piani industriali e con l’evoluzione del business.
Il ruolo di Pietrostefani Corporate Advisors
Il nuovo Codice degli Incentivi non va letto come un elenco di agevolazioni, ma come uno strumento di politica industriale che premia le imprese più strutturate, consapevoli e capaci di pianificare.
In un sistema più semplice nelle regole ma più esigente nei controlli, la differenza non la fa l’incentivo, ma la capacità di utilizzarlo correttamente.
Pietrostefani Corporate Advisors affianca le imprese lungo tutto il percorso:
- analisi preventiva delle misure disponibili e della loro coerenza con la strategia aziendale;
- strutturazione fiscale e finanziaria dei progetti di investimento;
- supporto nella presentazione delle domande e nella gestione dei rapporti con gli enti;
- monitoraggio continuo degli obblighi, dei vincoli e dei rischi di revoca;
- integrazione degli incentivi nella pianificazione industriale, patrimoniale e di crescita.
Il Codice degli Incentivi 2026 rappresenta una riforma ambiziosa e necessaria. Per le imprese, è un’opportunità concreta solo se accompagnata da una visione strategica e da un presidio professionale adeguato.
Pietrostefani Corporate Advisors supporta le aziende nel trasformare la complessità normativa in valore, integrando incentivi, governance e crescita in un unico disegno coerente e sostenibile.